domenica, 26 ottobre 2008, ore 11:36
postato da ilsensoelidea in felicità • P.link

Con la crisi economica che sta attraversando il mondo in questo periodo, c’e’ ben poco da ridere: il crollo della banca Lehamn Brothers e la crisi dei mutui statunitense ha innescato un vortice vertiginoso che ha fatto crollare le borse di tutto il mondo.

Recentemente però è stato scritto un articolo dal titolo “Sviluppo, libertà e felicità cresente”: questa ricerca e’ stata pubblicata proprio recentemtne sulla prestigiosa Perspectives on Psychological Science ed e’ stata scritta da politologi, psicologi dell’Universita’ del Michigan e di Brema e da uno studente italo-inglese, Roberto Foa, che studia scienze politiche ad Harvard ed e’ associato di ricerca presso il World Value Survey.

Agli intervistati di tutto il mondo e’ stato chiesto di valutare il proprio grado di “felicità“, intesa come espressione di stati d’animo, e di “soddisfazione nella vita“, intesa come collegata alle condizioni di sviluppo soprattutto economico.
 
Ecco alcuni dati interessanti, estrapolati dalle analisti di quei paesi di cui erano disponibili dati per piu’ di un decennio: 52 paesi intervistati in almeno un decennio hanno rivelato che il benessere individuale e’ aumentato: 40 casi hanno registrato questa situzione, mentre solamente 12 hanno registrato una diminuzione del benessere e della felicita’ individuale. La quota globale di chi si sente “molto felice” e’ aumentata in media del 7 per cento.
  • Italia
    Cominciamo dal nostro paese. La popolazione italiana intervistata che si definisce “molto felice” e’ nettamente in calo rispetto agli anni passati e rimane comunque la percentuale piu’ bassa rispetto agli altri paesi d’Europa. Il senso di benessere nel nostro paese e’ passato dal 10 per cento del 1981 al 18 per cento del 1999. Nel 2007 e’ pero’ ricaduto al 16 per cento.
  • Francia
    Dai nostri cugini d’Oltralpe il senso di benessere e’ partito nel 1981 con una percentuale del 19 per cento, per poi salire ad un picco di 36 punti percentuali. Ma anche qui nel 2007 ha subito una battuta d’arresto, fermandosi al 31 per cento.
  • Ungheria
    Il paese che viene fuori da una difficile situazione e da un passato non molto felice, batte l’Italia: qui si passa dall’11 per cento di felicita’ registrata dieci anni fa, all’attuale 17 per cento della popolazione che ammette di essere felice.
  • Russia
    Anche la Russia batte il nostro paese quando si parla di felicita’, anche se rimane un po’ indietro rispetto all’Italia quando si parla di benessere economico e “soddisfazione nella vita“. Secondo gli studiosi la spiegazione e’ tutta qui: “Il segreto della felicità è la libertà“.

Gli studiosi hanno confermato una verita’ vecchia quanto il mondo: i soldi non fanno la felicita’. Non e’ retorica, secondo questo sondaggio e proprio cosi’. Questa teoria e’ spiegata dalla cosiddetta “legge dei rendimenti calanti” o assuefazione: quando si rivolve il problema della sopravvivenza e si raggiunge un certo benessere materiale, se il reddito aumento non e’ detto che aumenti anche la felicita’. Un esempio sono le regioni orientali dell’Europa, che con la crisi del comunismo hanno sofferto molto, anche economicamente: ma il loro grado di felicita’ e’ molto alto.

Lasciate alla propria autodeterminazione, le persone sono perfettamente capaci di organizzare la propria felicità“: queste le conclusioni di questo studio.


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domenica, 06 luglio 2008, ore 21:44
postato da ilsensoelidea in bontà • P.link

Il tema della bontà è di notevole interesse all'interno di contesti, lavorativi, sentimentali e semplicemente di rapporto dove spesso si sente dire che la troppa generosità non ha il tornaconto sperato. La fiducia negli altri e la totale disponibilità spesso lungi dal farci ottenere delle risposte relazionali commisurate al nostro comportamento generano l'effetto contrario di renderci oggetto di un continuo approfittarsi.


Lo scrittore Francesco Alberoni in un suo saggio apre una parentesi interessante relativa alla bontà e sembra quasi che alla fine ci distolga dall'essere buoni, asserendo che chi dona non riceve in cambio in modo proporzionale. Jenner, a cui va il merito straordinario di aver eliminato il vaiolo dal mondo, è morto amareggiato. Lavoisier, padre della chimica moderna, è stato decapitato dai rivoluzionari francesi. Semmelweis, che ha salvato le donne dalla morte puerperale, è stato spinto alla pazzia. In politica poi viene ammirato chi è sprezzante, alla televisione chi diverte anche con la stupidità, nei dibattiti chi riesce ad imporsi. A ben leggere però più che un monito a non essere buoni nei confronti del prossimo, è invece un avvertimento che ci dà affinchè noi ci chiediamo "Perchè dobbiamo essere buoni?" o meglio "In che modo dobbiamo esserlo?".

A tal proposito infatti non bisogna confondere la "falsa bontà" dalla "giusta bontà". La falsa bontà è deleteria perchè porta alla lunga ad una passività nei confronti dell'altro e dei suoi comportamenti arroganti, sì che non riusciamo a distinguere più quando quella che ci sembra una richiesta è invece un ordine pretenzioso. La falsa bontà produce inoltre molta rabbia repressa perchè mette indiscutibilmente il benessere dell'altro dinanzi al nostro.

La bontà dunque non va bene quando: la serenità diminuisce, ci si sente infelici perchè volevamo dire/fare altro, ci sentiamo spesso un po' stupidi ad accontentare sempre tutti, la nostra generosità non viene apprezzata anzi la volta dopo ci sfruttano doppiamente.

La "giusta bontà" invece si caratterizza per il suo essere attiva e propositiva perchè ci dà il coraggio di scegliere. Il dovere per forza viene sostituito dal "volere, scegliere di...". Chiedendoci in ogni situazione cosa è bene per noi, coltiveremo la vera bontà, quella che parte dall'essere buoni in primis con se stessi, di certo non ledendo il benessere altrui, ma non sentendoci più in colpa.


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sabato, 22 marzo 2008, ore 12:17
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Happy_Easter_2008
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lunedì, 03 marzo 2008, ore 15:24
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Molte persone sono portate a pensare che alla base della nascita di un sentimento ci sia una ricca dose di romanticismo e dolcezza e certamente in parte così è.

Tempi recenti però hanno messo il punto sulla variabile fisica dell'amore, dove per fisica si fa riferimento alla componente strettamente biologica e dunque all'intervento dei cinque sensi nella formazione di quel preciso stato d'animo.

Capita che incontrando una persona, si avverta la sensazione che sia “quella giusta” ma mentre noi arriviamo a quella conclusione per un fatto puramente emozionale, ecco che interviene la chimica con la sua spiegazione. Sono i feromoni a giocare un ruolo fondamentale nel regolare l'attrazione tra sessi. I feromoni non sono distinguibili a naso perché non hanno un odore proprio e vengono prodotti naturalmente dalle donne in giovane età.

Naturalmente laddove la ricerca scientifica cerca di classificare la variabili e gli elementi che contribuiscono in termini di reazioni onnicomprensive messe in atto dalla chimica dei sensi, proprio lì riscontra inevitabili mancanze. Ciò avviene perchè non è possibile stabilire degli standard universali per qualcosa come l'amore che fa tradizionalmente prevalere l'aspetto individuale.

Tra tutti i geni esistenti, vi sono quelli che influenzano la secrezione dei tessuti, conosciuti come MHC (Major Histocompatibility Complex). Più l'MHC di due individui è diverso tra loro, più è alta tra quei due individui la probabilità di diventare partner. Dal punto di vista olfattivo, cioè, scatta 'l'amore'. In modo simile operano gli altri sensi. Ad esempio la vista non coglie solo ciò che è bello, ma anche ciò che è ''sessualmente attraente'', cioè che produce nel corpo umano reazioni neurologiche (il desiderio aumenta o diminuisce).

E' così che arriviamo ad un notevole panorama esemplificativo, ma gli stessi scienziati tengono a precisare che non si fanno affatto promotori di improbabili formule che illustrino definitivamente e fin nelle dinamiche più recondite l'amore.

 

Definitely_In_Love_2_6_by_Teerk

Unlocked_LoVe_by_aksdareflectionlove_by_princessambrosia
   


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martedì, 01 gennaio 2008, ore 01:54
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Welcome_2008

A U G U R I S S I M I !!!
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venerdì, 28 dicembre 2007, ore 11:45
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merry_xmas

UN SERENO NATALE

A TUTTI,

VICINI E LONTANI,

MA SEMPRE PRESENTI COL CUORE...

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mercoledì, 28 novembre 2007, ore 21:12
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Le emozioni che proviamo nei confronti delle persone e degli eventi ci portano talvolta a reazioni non commisurate all'entità della cosa. Ciò dipende dal fatto che non tutti siamo ancora riusciti a maturare il giusto punto di equilibrio tra noi stessi e gli altri, quello che io amo definire un “sano distacco”. Certo è tutt'altro che semplice raggiungere un adeguato equilibrio ma solo quello ci consente di rispettare pienamente i propri spazi e di conseguenza quelli altrui, senza alterare azioni e reazioni.

In amore, ad esempio, si rischia non poche volte di diventare simbiotici con l'altro o al contrario di scappare per il timore di chissà quale travolgimento. Ma se parlare di una capacità di gestione delle proprie emozioni può sembrare un po' azzardato, possiamo allora lavorare sulle motivazioni che spingono il nostro agire ed ancora una volta analizzare il nostro profondo. Pulsioni, angosce, desideri, aspettative contribuiscono a rendere macchinoso il percorso che conduce alla perfetta conoscenza del sé proprio perchè questa si presta alla volubilità della vita che cambia giorno dopo giorno.

Reagire con quel sano distacco contemplato all'inizio dell'articolo significa proprio trovare la posizione adeguata nei rapporti con gli altri. Ciò non equivale però a negare o mistificare la propria sensibilità nascondendosi dietro una maschera, ma neanche si può correre sempre il rischio di lasciare agli altri un'espressione/impressione smisurata del proprio essere. Non dimentichiamo però che l'uomo per natura ha i suoi limiti: l'importante è prenderne consapevolezza e non esasperarli.

Con il dare infine la giusta importanza alle parole, ai gesti e agli avvenimenti, ci troveremo realmente immersi in quella dialettica perpetua e inestinguibile del rispetto di sé e dell'altro
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