sabato, 22 marzo 2008, ore 12:17
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Happy_Easter_2008
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lunedì, 03 marzo 2008, ore 15:24
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Molte persone sono portate a pensare che alla base della nascita di un sentimento ci sia una ricca dose di romanticismo e dolcezza e certamente in parte così è.

Tempi recenti però hanno messo il punto sulla variabile fisica dell'amore, dove per fisica si fa riferimento alla componente strettamente biologica e dunque all'intervento dei cinque sensi nella formazione di quel preciso stato d'animo.

Capita che incontrando una persona, si avverta la sensazione che sia “quella giusta” ma mentre noi arriviamo a quella conclusione per un fatto puramente emozionale, ecco che interviene la chimica con la sua spiegazione. Sono i feromoni a giocare un ruolo fondamentale nel regolare l'attrazione tra sessi. I feromoni non sono distinguibili a naso perché non hanno un odore proprio e vengono prodotti naturalmente dalle donne in giovane età.

Naturalmente laddove la ricerca scientifica cerca di classificare la variabili e gli elementi che contribuiscono in termini di reazioni onnicomprensive messe in atto dalla chimica dei sensi, proprio lì riscontra inevitabili mancanze. Ciò avviene perchè non è possibile stabilire degli standard universali per qualcosa come l'amore che fa tradizionalmente prevalere l'aspetto individuale.

Tra tutti i geni esistenti, vi sono quelli che influenzano la secrezione dei tessuti, conosciuti come MHC (Major Histocompatibility Complex). Più l'MHC di due individui è diverso tra loro, più è alta tra quei due individui la probabilità di diventare partner. Dal punto di vista olfattivo, cioè, scatta 'l'amore'. In modo simile operano gli altri sensi. Ad esempio la vista non coglie solo ciò che è bello, ma anche ciò che è ''sessualmente attraente'', cioè che produce nel corpo umano reazioni neurologiche (il desiderio aumenta o diminuisce).

E' così che arriviamo ad un notevole panorama esemplificativo, ma gli stessi scienziati tengono a precisare che non si fanno affatto promotori di improbabili formule che illustrino definitivamente e fin nelle dinamiche più recondite l'amore.

 

Definitely_In_Love_2_6_by_Teerk

Unlocked_LoVe_by_aksdareflectionlove_by_princessambrosia
   


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martedì, 01 gennaio 2008, ore 01:54
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Welcome_2008

A U G U R I S S I M I !!!
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venerdì, 28 dicembre 2007, ore 11:45
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merry_xmas

UN SERENO NATALE

A TUTTI,

VICINI E LONTANI,

MA SEMPRE PRESENTI COL CUORE...

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mercoledì, 28 novembre 2007, ore 21:12
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Le emozioni che proviamo nei confronti delle persone e degli eventi ci portano talvolta a reazioni non commisurate all'entità della cosa. Ciò dipende dal fatto che non tutti siamo ancora riusciti a maturare il giusto punto di equilibrio tra noi stessi e gli altri, quello che io amo definire un “sano distacco”. Certo è tutt'altro che semplice raggiungere un adeguato equilibrio ma solo quello ci consente di rispettare pienamente i propri spazi e di conseguenza quelli altrui, senza alterare azioni e reazioni.

In amore, ad esempio, si rischia non poche volte di diventare simbiotici con l'altro o al contrario di scappare per il timore di chissà quale travolgimento. Ma se parlare di una capacità di gestione delle proprie emozioni può sembrare un po' azzardato, possiamo allora lavorare sulle motivazioni che spingono il nostro agire ed ancora una volta analizzare il nostro profondo. Pulsioni, angosce, desideri, aspettative contribuiscono a rendere macchinoso il percorso che conduce alla perfetta conoscenza del sé proprio perchè questa si presta alla volubilità della vita che cambia giorno dopo giorno.

Reagire con quel sano distacco contemplato all'inizio dell'articolo significa proprio trovare la posizione adeguata nei rapporti con gli altri. Ciò non equivale però a negare o mistificare la propria sensibilità nascondendosi dietro una maschera, ma neanche si può correre sempre il rischio di lasciare agli altri un'espressione/impressione smisurata del proprio essere. Non dimentichiamo però che l'uomo per natura ha i suoi limiti: l'importante è prenderne consapevolezza e non esasperarli.

Con il dare infine la giusta importanza alle parole, ai gesti e agli avvenimenti, ci troveremo realmente immersi in quella dialettica perpetua e inestinguibile del rispetto di sé e dell'altro
.



©ilsensoelidea
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giovedì, 15 novembre 2007, ore 14:00
postato da ilsensoelidea in test • P.link

Un'idea carina

per approfittare della pausa pranzo?

Questo test intende verificare

in maniera simpatica e divertente

la propria età mentale.

Scoprite quanti anni ha la vostra mente
sulla base dei vostri comportamenti
e delle vostre abitudini.

Questo test non ha alcuna valenza oggettiva

Si prega di non prenderlo seriamente!

VAI AL TEST
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martedì, 30 ottobre 2007, ore 13:57
postato da ilsensoelidea in finanziaria 2007 • P.link

Schiacciati nelle pagine di costume, grottescamente rappresentati dai partecipanti al Grande Fratello, i giovani hanno assunto nelle ultime settimane la loro vera fisionomia di Grande Problema Italiano. Ogni famiglia lo sapeva già da un pezzo, ma negli ultimi giorni i maggiorenti del Paese sono stati costretti ad occuparsi di loro. «Bamboccioni», li ha definiti il ministro dell’Economia, per via del loro ritardare sempre di più l’uscita di casa. Ma Mario Draghi ha spiegato perché lo fanno. Perché guadagnano troppo poco: il trenta-quaranta per cento in meno dei loro coetanei in Francia, Germania, Regno Unito.

Siamo il paese - ha ancora spiegato il governatore della Banca d’Italia, fornendo le cifre necessarie a confermare ciò che gli italiani già percepivano ogni volta che andavano all’estero - che ha il minor numero di capifamiglia al di sotto dei trent’anni. Un paese cioè che infantilizza i suoi giovani, trattenendoli in uno stato di figli (i «bamboccioni» insolentiti dal ministro Padoa Schioppa), fino a quando si ritrovano vecchi, senza mai essere stati davvero grandi. Inutile ricordare che un paese senza capifamiglia giovani, è anche un paese senza bambini.

Noi, infatti, siamo il fanalino di coda dell’Europa, mentre paesi come la Francia registrano un brusco risveglio di natalità, dovuto non soltanto ai cittadini immigrati. Non è solo un problema economico, ma anche psicologico. I giovani, da sempre il gruppo sociale per il quale batteva il cuore del paese, oggi sono vissuti come un peso. L’Italia è anche il paese europeo nel quale la classe dirigente è più vecchia. I nostri leader politici hanno venti/trent’anni più dei loro corrispondenti europei. Nelle aziende gli ostacoli alla legge Biagi sono un modo per non lasciar entrare i giovani e mantenere ai loro posti funzionari obsoleti, con un effetto di scoraggiamento verso le nuove leve e pesanti perdite di produttività e innovazione per tutto il sistema. Quando chi scrive aveva 25 anni, l’Italia attraversava una situazione analoga. Ero appena tornato dalla Francia, dove De Gaulle aveva mandato in pensione un intero regime, la IV repubblica, per inaugurare la V, mettendoci ai vertici moltissimi giovani, e rimasi stupito dalla senescenza dei nostri potenti. Una delle prime inchieste che firmai (per L’Espresso) si intitolava: l’Italia dei brontosauri. Ecco, oggi occorre una nuova svolta.

I giovani inchiodati nella casa familiare dai bassi salari e dall’assenza di possibilità di carriere, saldamente presidiate da ultrasettantenni, non possono crescere se gli attuali brontosauri non se ne andranno a casa. Per questo, però, occorre tornare ad amare la giovinezza, l’innovazione, il cambiamento, anche delle idee. La celebrazione italiana del passato è stucchevole e un po’ nauseante. Molte cose devono accadere perché i Bamboccioni smettano di essere tali. Una soprattutto: che gli italiani tornino ad amare il futuro dei loro figli, invece di mangiarseli. Come l’avido Crono, il vecchio Dio, che non voleva lasciare il potere.


[CLAUDIO RISE']
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